– Assetati di acqua viva

Cari amici,

stasera ci troviamo insieme per ascoltare la Parola di Dio e per ruminarla perché come il seme porti frutto abbondante nella nostra vita. Siamo venuti a Lourdes a fare un pellegrinaggio e ognuno di noi ha portato in questo luogo le proprie ansie, i propri insuccessi, delusioni, fatiche, perché Maria, nostra Madre, le presentasse al suo Figlio Gesù Cristo. In questi giorni abbiamo partecipato a diversi momenti di preghiera comunitaria e personale e più volte, ne sono certo, ci siamo recati alla grotta. Molti di noi prestano un servizio disinteressato, gratuito, volontario, altri sono pellegrini, altri ammalati, ma tutti allo stesso modo assetati. Ciò che mi ha sempre colpito qui a Lourdes è l’acqua e prima ancora di guardare la statua della Madonna, ho sempre guardato e ascoltato l’acqua che scorre abbondante.

Ma Maria non ha forse chiesto a Bernardette di scavare per trovare una sorgente d’acqua?

È per questo che stasera ho pensato di meditare insieme a voi il passo biblico di Gv 4, 1-30:

Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» – 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli –, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4Doveva perciò attraversare la Samaria.

5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.

L’acqua è necessaria più del cibo e ha un ruolo primario nella nostra vita fisica e ancor più nella nostra vita spirituale. Gesù, affaticato per il viaggio, siede presso il pozzo di Giacobbe a mezzogiorno e lì incontra una donna samaritana che doveva attingere acqua. Gesù è affaticato per il viaggio; penso a tutti coloro che sono arrivati a Lourdes con il treno, affaticati, ma anche gioiosi per essere giunti alla meta, anche perché hanno incontrato un loro compagno di viaggio con cui dialogare. Gesù a mezzogiorno, a metà giornata o anche al compimento della vita di questa donna, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, direbbe Dante, chiede: “Dammi da bere” e la donna si stupisce già per la domanda posta da un giudeo a una samaritana e noi potremmo aggiungere da un uomo a una donna. Gesù aggiunge: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.

Qual è questo dono? Lo conosciamo? In questo anno della fede più volte ci è stato detto che la fede è un dono ed è vero, ma possiamo dire anche il contrario, ossia la fede non è un dono. Perché? Innanzitutto perché dire che la fede è un dono, significa che non è per tutti. In realtà Dio in Cristo Gesù vuole la salvezza di tutti gli uomini e non solo di alcuni. Allora diciamo che la fede implica una domanda e una risposta: la domanda di Dio e la risposta dell’uomo. Pensiamo al triplice credo cantato mercoledì scorso nella messa internazionale. Quel “credo” veniva richiesto ai catecumeni quando venivano immersi per tre volte nell’acqua corrente ed essi per tre volte rispondevano CREDO. Credere dunque equivale a un’adesione totale della propria esistenza a Dio senza tentennamenti, senza riserve. L’iniziativa è di Dio, ma l’adesione è dell’uomo che è lasciato libero di scegliere. “Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. L’acqua a cui allude Gesù non é l’acqua che disseta il corpo, ma l’acqua viva, l’acqua dello spirito. È quella stessa acqua che chiede Maria, l’Immacolata Concezione, a Bernardette scavando per terra. Nel dialogo tra la samaritana e Gesù avviene questo lavorio interiore, simile a una zappa che smuove la terra e cerca sempre più in profondità.

Carissimi fratelli e sorelle, noi siamo qui in questi giorni non solo per dare un servizio lodevole e  generoso, ma anche per scavare dentro noi stessi, dentro la nostra storia, come la samaritana, come Bernardette che è invitata a farlo a nome di tutti.

Siamo stati capaci di entrare nel più profondo di noi stessi in questi giorni per trovarvi l’acqua viva? Ci siamo seduti al pozzo, perché affaticati e oppressi, per ricevere l’acqua che disseta per sempre? Molti vengono a Lourdes per chiedere grazie e miracoli e sono tante le meraviglie che il Signore ha compiuto in questo luogo; ma io penso che i miracoli più prodigiosi siano stati quelli più occulti e nascosti agli occhi dei molti; non guarigioni fisiche, ma spirituali. Quel bagno alle piscine non è altro che simbolo di un altro bagno rigeneratore: il battesimo e la riconciliazione, altra tavola di salvezza. Attraverso il battesimo diventiamo pietre vive dell’edificio spirituale, rivestiti della veste nuziale, partecipiamo al banchetto di nozze dell’Agnello. Attraverso il sacramento della Riconciliazione, battesimo delle lacrime, facciamo esperienza dell’abbraccio misericordioso del Padre e veniamo ancora una volta lavati e purificati. Anche di questo sacramento abbiamo fatto esperienza, anche se non riusciamo molte volte a comprenderne il senso più profondo. Avremmo bisogno di catechesi come anche di lectio divina per entrare sempre più in profondità e per comprendere il senso di quanto facciamo e siamo.

“Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Noi sismo venuti qui a Lourdes laddove Maria si è mostrata nella sua bellezza a una fanciulla povera, ma il Signore ci invita ad andare oltre; non oltre Lourdes, ma oltre i luoghi e i monti, oltre noi stessi. È necessario comprendere questa parola perché ciascuno di noi è tempio dello Spirito, icona visibile dell’invisibile Dio. Lo diciamo degli ammalati, ma lo possiamo dire di tutti noi. Ognuno di noi è icona della Trinità e pertanto è chiamato ogni giorno a mostrare Dio agli altri con le parole, con le azioni, non scindendo la propria vita di fede dalla vita quotidiana.

La casa, la dimora di Dio è ognuno di noi, incarnazione del Logos. Chi riuscirà ad abbellire questa casa con le buone opere, permetterà a Dio di abitarvi, di porvi la sua dimora. Ognuno di noi può diventare come Maria. La Parola di Dio anche oggi può attendarsi in noi e allora non guarderemo più a Maria, a Bernardette, come fatti, eventi, figure del passato, ma saranno viventi in noi. Come Dio allora si servì della fanciulla Bernardette, oggi si può servire di ognuno di noi per rivelarsi agli altri increduli e dubbiosi. La samaritana, infatti, non restò al pozzo di Giacobbe, ma corse in città a dire: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?” Anche noi torneremo nelle nostre parrocchie e nelle nostre case e lì siamo chiamati a dare testimonianza della nostra fede. Forse anche noi porremo la stessa domanda: “Che sia lui il Cristo?” oppure con certezza professeremo che lui è il Cristo, cioè l’Unto del Padre e noi siamo suoi discepoli, perché seguiamo le sue orme, come le pecore che seguono il Pastore. In questo modo diventeremo sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna e consentiremo a tanti di dissetarsi, così come Mosè permise al popolo di Israele di dissetarsi con l’acqua della roccia.

O Maria, Vergine e Madre,

tenda dell’Altissimo e dimora del Verbo fattosi carne,

da te è nata la sorgente d’acqua viva che disseta ogni uomo.

Aiutaci a scavare nella terra della nostra povera vita,

sostienici quando ormai stanchi

non riusciamo più a continuare a credere, sperare, amare.

Guidaci verso il sentiero della vita

e non permettere che alcuno si perda tra i tanti pericoli mondani;

sii tu la stella del mattino che orienta il nostro cammino,

indicaci la Via perché possiamo dissetarci dell’acqua viva.

Consola gli ammalati, i poveri, i disoccupati, le famiglie in crisi,

i giovani, i bambini, gli anziani della nostra bella Sicilia.

Fa che in tutti rifulga la bellezza del tuo Figlio Gesù Cristo

che non ha risparmiato se stesso per donare all’umanità l’acqua viva

che lava e disseta l’arsura di una terra tanto martoriata, ma così tanta amata.

La bellezza del tuo Figlio salvi ancora la nostra Sicilia

e la renda bella e santa come tu sei Santo.

Amen.

don Calogero Cerami

(Lourdes, 26 Aprile 2013)

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